Giusto chiamarli omicidi di Stato?

Pubblicato: aprile 15, 2013 in Politica

 

 

Ennesima vittima legata alla crisi che divora le aziende. Dopo i coniugi di Civitanova Marche un commerciante si è impiccato a Siracusa.


omicidi-di-stato
Francesco Barcio
 di 62 anni ha probabilmente deciso di togliersi la vita dopo la chiusura del suo negozio, motivi economici quindi alla base del disperato gesto. E dopo la tragedia di Civitanove Marche, dove due coniugi si sono tolti la vita perchè non riuscivano più a vivere (con il fratello della donna buttatosi in mare dopo aver scoperto i corpi), ecco l’ennesimo suicidio legato alla crisi economica.

Nel 2012 sono state in media 8 al mese le persone che si sono tolte la vita per difficoltà finanziarie cifra che viene praticamente mantenuta costante nel nuovo anno. Numeri da brividi a cui aggiungere più di 3 milioni di disoccupati e tantissima gente che ormai il lavoro non lo cerca neanche più; impossibile poi avere numeri precisi sulle aziende costrette al fallimento e dei precari che quotidianamente vivono con l’angoscia di ritrovarsi per strada.
Non è una situazione di certo arrivata all’improvviso.
Di crisi si parla da diversi anni, il sentito ringraziamento alla classe politica che ha tempestivamente affrontato la questione è il minimo; il Parlamento ha immediatamente approvato quei provvedimenti volti a dare un po di respiro all’economia, come immettere liquidità, prelevare i soldi da chi li possiede, combattere l’evasione e approvare quelle leggi volte ad abbassare i tempi di pagamento a chi vanta crediti dallo Stato.
Ironia a parte, è invece giusto addossare tutte le responsabilità a questa classe politica che ha solo pensato a se stessa, rubando all’inverosimile, stuprando la dignità; giusto che questi individui abbiano sulla coscienza la vita di chi, disperato e abbandonato, è arrivato a gesti forti, colpevoli e artefici della disperazione di milioni di persone, sopratutto tra le classi sociali meno abbienti e tutelate, le uniche a pagare concretamente questa crisi.
L’Italia non prevede un pieno sostegno ai lavoratori in difficoltà; come spesso succede, “amicizie” sono indispensabili per accedere agli “aiuti” forniti dallo Stato, oltre che per trovare lavoro.
Un contratto “legale”, da lavoratore subordinato, è il requisito indispensabile per avere assistenza, ma nel Paese che vanta le più fantasiose forme di contratto atipico (atti solo ad evadere le tasse) anche questo diventa spesso difficoltoso, lasciando i lavoratori abbandonati a se stessi. E se lo Stato non è in grado di garantire il primo articolo della Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, è doppiamente colpevole nel non dare ciò che spetta; il riferimento è alle attese bibliche (non meno di 3 anni) per ottenere rimborsi e pagamento di prestazioni.
Come non dare ragione a Franco Battiato, silurato dalla politica per le troie in parlamento, che dalla trasmissione Servizio Pubblico, ha fatto queste dichiarazioni: “Cosa hanno fatto in questi 20 anni? Vediamo scene degne delle mafie, all’estero non ho visto niente di simile, sono dei boss, si credono dei padreterni. Sono da prendere a bastonate, in senso metaforico”…
Forti le parole e definirlo un pensiero diffuso non mi sembra nemmeno così arduo.
La politica ha fallito e sopratutto continua a non affrontare una situazione drammatica limitandosi a fiumi di parole mai seguite dai fatti. Basta!
L’Italia non è il paese che immaginate o che volete far immaginare, non conoscete la vera Italia perchè mai avete affrontato i problemi delle persone comuni, se non siete in grado mettetevi da parte, non potrete  che avere il nostro sentito ringraziamento.
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commenti
  1. scopri-di-più-qui ha detto:

    È difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie

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