Il VIColo Cieco – Gli Orbi di Paceco

Pubblicato: gennaio 11, 2013 in Rubriche

Gli Orbi di Paceco

“Allora Sig. D.G. mi dica, che lettera le sta indicando l’infermiera?”
“Boh?”
“Riproviamo..”

L’infermiera spostò il dito sulla lettera accanto ed indicò una E.

Il medico ripropose: “E questa che lettera è?”
“Non lo so!”

La E in attesa respirava lo smalto rosso corallo annacquato dell’infermiera.

“Non sa proprio dirmi che lettera sia?”
“No!”

La E adesso dall’alto invidiava le tette
della donna che scocciata aspettava un cenno dal medico, mentre dietro la porta era appena scoppiata una lite tra due tizi arrivati nello stesso istante.
“Andiamo più in alto!”

Una A fu svegliata di colpo.

“Sig. D.G. che lettera le sta indicando adesso l’infermiera?”

La A se avesse potuto avrebbe suggerito ben volentieri a quel vecchietto disfatto il suo nome.

“Allora?”
“Dottore non lo so!”
“Com’è possibile che non lo sa??”

La A adesso inebetita non capiva.
Da quando era stata stampata su quella tavola nessuno aveva risposto in quel modo, grazie alla sua taglia tutti i pazienti che erano entrati nello studio oculistico l’avevano azzeccata al primo colpo.

Le voci da fuori si facevano sempre più alte e irruenti, le parole senza sosta entravano dalla serratura della porta, attraversavano la stanza e uscendo dalla finestra rientravano nello studio dell’avvocato giù al primo piano.

Il medico si chinò davanti al Sig. D.G. prese il prototipo di lenti che aveva inserito negli occhiali di prova e iniziò a comporre una nuova combinazione di diottrie.

“Adesso dovrebbe andare meglio!”

La O panciuta tirata in questione digeriva l’aroma del caffè fumante sul tavolo.

“Allora?”
“Dottore! Ed io che ne so?”

Il medico infastidito tolse gli occhiali al suo paziente, sganciò le lenti da quell’aggeggio che non lo aveva tradito mai nei suoi vent’anni di carriera e adirato lo strinse forte tra le mani.
Una donna con un bambino in braccio, bussò alla meno peggio e si affacciò  porta.

“Dottore può venire fuori? Due tizi si sono presi a pugni e uno adesso è per terra!”
“Cosa?”

Il medico con le mani occupate si trascinò fuori, l’infermiera lo seguì, il bambino riprese a piangere, l’uomo a terra iniziò a muoversi.

“Tutto bene? Come sta?”

L’uomo si portò una mano sul naso e si strinse in una smorfia di dolore.

“Dov’è quel vigliacco? Se lo prendo lo ammazzo!”

Si rialzò barcollando e attese una risposta dai presenti: il bambino impietosito gli indicò le scale.
L’uomo si precipitò verso i gradini, li scese velocemente alla ricerca del suo fantomatico nemico e lo trovò giù al primo piano con un tizio ben vestito sul ciglio della porta dello studio legale.

“Ti ho trovato!”
“Mi metta un dito a addosso e gli faccio vedere io! Sto parlando con l’avvocato non vede? Non finisce qui!”

Il medico scese giù per evitare che la scena potesse ripetersi, l’infermiera rimase sopra in sala di attesa curiosa di capire il motivo della lite e il bambino si tranquillizzò su una sedia all’angolo.

La donna che qualche minuto prima era sbucata nello studio medico raccontò all’infermiera che i due a quanto pare erano arrivati all’appuntamento allo stesso orario, che il tizio finito a terra aveva insistito per entrare assolutamente e che il secondo lo bloccò alle prime tre parole. Così mentre la figlia di quest’ultimo continuava a mettere gocce negli occhi divorati da una congiuntivite i due arrivarono alle mani e giù di lì anche ai piedi.

Il vecchietto rimasto solo uscì dalla stanza e intontito chiese a quel gruppo di persone che cosa fosse successo.
Nessuno gli diede corda.
Solo il bambino che adesso stava scrivendo a quadretti alterni una A a ripetizione su un foglio gli indicò le scale. Il vecchietto lo raggiunse, gli sedette accanto.

“Che fai scrivi?”

Il bambino mosse il capo in cenno di sì.

“E che scrivi?”

Il bambino sentenziò: “La lettera A”

Il vecchietto con un piccolo tentennamento ripeté: “A”.

L’uomo che un attimo prima si era alzato da terra rispuntò dalle scale e si rivolse al vecchietto: “Papà dove eri finito? Sono andato a pagare il ticket e non ti ho visto più! Ho pensato che per sbaglio fossi entrato dall’oculista così ho provato ad entrare ma un tizio e la maledetta congiuntivite della figlia mi hanno aggredito! Ma gliela faccio pagare! Giuro! Su andiamo! Devo andare subito dal mio avvocato! Dal neurologo riprenotiamo un’altra volta”.

Il bambino guardò il vecchietto e gli mostrò un CIAO abbozzato su quel foglio che sbandierava tra le mani.

Il vecchietto con la sua dentatura a random rimase sulla sedia a guardare quel foglio mentre il figlio allontanandosi sanguinante sentenziò: “Papà andiamo! Smettila di far finta di saper leggere!”
Il vecchietto senza sapere cosa ci fosse scritto alzò la mano e salutò il piccolo ometto.

Advertisements
commenti
  1. […] Gli Orbi di Paceco (VICola) […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...