Storia di un impiegato (bellimbusto)

Pubblicato: gennaio 26, 2012 in Rubriche

Bellimbusto Musica – Storia di un impiegato.

Fabrizio De Andrè

Spero che il buon Fabrizio mi perdoni se mi permetto di associare bellimbusto ad un suo album, ma in un modo o nell’altro, volevo ricordarlo, dato che lo reputo, se non il più grande, sicuramente tra i principali esponenti del panorama musicale italiano. Oggi, voglio parlare di “Storia di un impiegato”, album “massacrato” quando è uscito (sono gli anni ’70), e che vede, De Andrè, per la prima volta apertamente schierato politicamente; se tratto quest’album, è perchè, a distanza di quasi 40 anni, lo vedo “tremendamente” attuale, dove gli impiegati, non sono più tali, ma appunto, Bellimbusti, nell’accezione ironica del termine.

L’album contiene 9 tracce, tutte collegate tra loro da un filo narrativo, cosa tipica dell’artista che ritroviamo in molti altri suoi lavori, dove protagonista è il contesto politico di quei tempi, (gli anni 70 sono stati in Italia gli anni della contestazione), e De Andrè esprime il suo “anarchico” pensiero, schierandosi apertamente con chi rivendicava condizioni di vita eque e dignitose per tutti.

La storia si ripete, o forse in questo caso si aggrava, dato che gli impiegati di oggi sono in gran parte “precari”, licenziati o cassintegrati, non ci sono più le rivolte di quegli anni, ma di certo un clima di contestazione inizia a divenire sempre più palese, sempre più persone, ormai, stanche di pagare per colpe non proprie, rivendicano i loro diritti nei modi più dispanati; oggi abbiamo internet, molte cose sono cambiate e forse anche i metodi di rivendicazione, ma la piazza, rimane a mio avviso, il modo più diretto, più “bellimbusto”.

Ritornando a parlare dell’album, è un dato di fatto che oggi abbia avuto una riabilitazione, che De Andrè sia riuscito a far emergere la sua vena poetica anche trattando temi delicati come la contestazione e il disagio sociale.  Ci manca, e credo che difficilmente ne avremo un altro.

Bellimbusto chiude quest’articolo, con una frase, che è un po il motto del disco (a mio avviso) ma sopratutto attualissimo per il contesto in cui viviamo, che anche grazie al proliferare di movimenti, dai forconi siciliani al popolo viola,  dal movimento delle donne, ai no-global, non ci riportano agli ’70 ma ci fanno rivivere un disagio che speravamo ormai superato, e permettetemi di lanciare un’accusa a chi, in questi decenni, amministrando in modo pessimo, ci ha fatto ripiombare in una situazione di declino…

ANCHE SE VOI VI CREDETE ASSOLTI, SIETE LO STESSO COINVOLTI..!!

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commenti
  1. kuka ha detto:

    Sono passati 40 anni, ma Fabrizio è attualissimo ancora oggi.. chissà come l’avrebbe intitolato un album dedicato ai nuovi impiegati

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