Via D’Amelio – Fischiati Alfano e La Russa

Pubblicato: luglio 20, 2012 in Anti-mafia

Via D’Amelio – Il giorno dopo

Palermo ha ricordato ieri l’uccisione di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta, al solito modo direi, con poca partecipazione da parte della città; via d’Amelio era colma di persone, ma in appuntamenti del genere ci si aspetta di trovare folle oceaniche, anche perchè il programma era di tutto rispetto. Nonostante la presenza di Marco Travaglio e Daniele Silvestri, il vero protagonista è sicuramente stato Salvatore, fratello del magistrato ucciso, che a vent’anni dalla strage continua a chiedere, con maggiore fermezza, che i veri mandati siano riconosciuti e condannati. Salvatore ha fortemente rifiutato la presenza di istituzioni e uomini di partito, veri colpevoli dal suo punto di vista, e di una sempre crescente maggioranza d’italiani, dell’attentato di via d’Amelio, e di certo non può essere definito un “complottista”, questi vent’anni d’insabbiamenti, ricatti e trattative, le ultime polemiche sui magistrati di Palermo, non possono che avvalorare queste tesi. Ieri, in via d’Amelio, era presente la società civile, gente che si è commossa con le parole di Salvatore, che ha pianto dopo il lungo abbraccio con Daniele Silvestri, merito a Salvatore che è riuscito a trasformare in festa ed emozione uno degli episodi peggiori della storia d’Italia.

Un momento di alta democrazia (tanto bistrattata in questa nostra martoriata Italia), si è avuto durante l’intervento di Marco Travaglio, che più che accusare  Napolitano per le posizioni prese contro i magistrati di Palermo, si è limitato a raccontare alcuni passi dell’ormai famosa trattativa Stato-mafia, è stato bello ascoltare una voce libera, non soggiogata ai partiti e che non difende le istituzioni a prescindere. La serata si è poi conclusa con un contributo musicale di Daniele Silvestri, che oltre a portare in scena il pezzo dedicato a BorsellinoL’appelloha infiammato la folla con alcuni dei suoi pezzi più famosi, e con una cover del grande Gaber, “Io non mi sento italiano” che definirei molto pertinente con le ultime polemiche che investono il Quirinale, ma un po con tutta la storia d’Italia degli ultimi decenni.

Qualche momento di tensione si è avuto all’arrivo della fiaccolata, fischi sono stati indirizzati ai fascisti presenti dietro lo striscione di Casapound (poi rimosso), e fischi e contestazioni sono stati rivolti ad Alfano e La Russa, persone dalla dubbia moralità e sicuramente appartenenti ad un’espressione politica che, oltre ad essere coinvolta nella trattativa Stato-mafia, ha al suo interno persone indagate per mafia e al cui partito appartengono persone che hanno definito Mangano un eroe. La lotta alla mafia non può essere espressione di una parte politica rispetto ad un’altra, la lotta alla mafia appartiene alla società civile e dev’essere contraddistinta da un eccesso di moralità da parte di chi, istituzionalizzato, dice di combatterla. I partiti hanno solo fatto danni, aumentato il potere delle mafie e cercato compiacenze nella criminalità, non godono di quell’alto profilo morale di cui parliamo, per questo è stato giusto contestarli.

 

 

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